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Libera professione infermieristica alla Leopolda della Salute

Una giornata di confronto con il Collegio Ipasvi Firenze-Pistoia :

Firenze, 29 settembre 2017 – La libera professione in tutte le sue declinazioni al centro del primo incontro organizzato dal Collegio Ipasvi Firenze-Pistoia ed Enpapi per la “Leopolda della Salute”. Per infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici il Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute si è aperto con la mattinata dedicata a “Infermieri libero professionisti in rete: gli studi professionali come hub”.

La giornata è iniziata con l’intervento di Danilo Massai legale rappresentante del Collegio interprovinciale Firenze-Pistoia, che ha illustrato il pensiero politico sull’infermiere professionista portato avanti negli ultimi tre anni e racchiuso in 10 punti. Tra questi un passaggio fondamentale, ovvero riconoscere «che il corso laurea non fornisce un imprinting per diventare libero professionista: abbiamo rilevato una carenza da questo punto di vista». Tra gli altri punti elencati da Massai: «prendere con serietà la professione, essere ambiziosi, migliorare le proprie abilità comunicative, assumere atteggiamenti positivi, collaborare e fare rete con gli altri, essere leader di se stessi e di un gruppo, essere onesti rispettando l’etica e la deontologia della professione».

«Sono molto contenta di presentare questa giornata che racconta anche la mia esperienza professionale – ha detto quindi Cristina Fassio,infermiera libero professionista che lavora per uno studio associato a Firenze, «un contenitore di professionisti, di competenze, qualità e capacità diverse in cui ognuno può dare e ricevere tanto». La libera professione, per Fassio, deve essere vissuta come un’opportunità e non come una costrizione: il libero professionista non è un precario ma, appunto, un professionista che investe su se stesso. Occorre però fare attenzione: «i giovani sono spesso sfruttati dalle cooperative e non farsi sfruttare dipende dalla consapevolezza di essere professionisti che non possono svendersi, in questo senso gli studi associati rappresentano anche una tutela per libera professione».

Il primo intervento dedicato a “Studi Associati Infermieristici come Laboratori culturali ed economici: esperienze a confronto di valorizzazione della professione” ha visto al microfono Stefano Chivetti, presidente dello Studio Auxilium‐Infermieri e Professionisti Sanitari Associati di Borgo San Lorenzo (Fi) e Antonio Genova, presidente dello Studio SAI di Torino.

«Sono qui per portare la testimonianza di percorso iniziato 25 anni fa quando era più semplice trovare lavoro come dipendente del Sistema sanitario nazionale – ha detto Chivetti -. Abbiamo applicato un nuovo concetto di affidamento dei servizi, rispondendo a criteri che includono l’ottimizzazione delle risorse. Successivamente ci siamo affacciati sul mondo delle gare d’appalto e questo ha ulteriormente cambiato l’organizzazione dello studio: ci siamo dovuti formare e abbiamo stretto partnership strategiche. Tra le nostre maggiori soddisfazioni l’aver stipulato con l’Università di Firenze una convenzione che fa di Auxilium sede di tirocinio per studenti accreditando le aree delle Rsa, sanità penitenziaria, medicina del lavoro, assistenza infermieristica domiciliare e management infermieristico». Tra le criticità segnalate da Chivetti nel mondo della libera professione c’è sicuramente il fatto che gli infermieri sono formati con visione «ospedalocentrica», i tirocini svolti solo in contesto di lavoro dipendente, livelli culturali che poco si addicono alla professione intellettuale. Spesso poi, la libera professione è vissuta come tappa temporanea e non come scelta professionale e consapevole, e abbinata a scarso rigore etico: «non si dovrebbero accettare compensi non adeguati che non tengano conto dei costi che sosteniamo, assicurativi, di formazione e aggiornamento».

Antonio Genova ha parlato dell’esercizio libero professionale associato a Torino nelle aziende sanitarie pubbliche, dove sono appunto affidati a studi associati servizi ad alta specializzazione: blocco operatorio, emodialisi, sale angiografiche, sale operatorie ad alta specialità e pediatria. «Lo Studio Sai – ha spiegato Genova – già dal 2000 per attitudine dei professionisti ha creato un’area specifica in attività emodinamica e sale angiografiche, prima nel privato e poi nel pubblico». L’ospedale San Giovanni Bosco ha poi dato in gestione a Sai le sale angiografiche, non senza criticità come l’affidamento con appalto parziale, per metà a Sai metà e per metà a dipendenti, risolto con la definizione del profilo di posto condivisa fra pubblico e studio. Elementi comuni agli infermieri coinvolti, indipendentemente se inquadrati nel pubblico o nel privato sono stati un progetto iniziale con forte motivazione, partecipazione a formazione specifica e continua. «Bisogna costruire percorsi di formazione condivisi e trasversali tra federazione Ipasvi, Enpapi e università – ha detto Genova -, i tre pilastri della libera professione. Una forma aggregata che si valorizza su standard e formule organizzative, sulla coerenza verso i criteri alla base della professione (etica e deontologia) può diventare opportunità di mentoring per neo professionisti anche in sala professionistica e sala critica».

Beatrice Borri, responsabile infermieristico sezione di assistenza infermieristica‐sanità penitenziaria USL Centro Toscana ha raccontato l’esperienza tutta fiorentina di sinergia fra pubblico e privato, quella del servizio di affidamento del servizio infermieristico delle carceri di Firenze (Sollicciano e Gozzini) che l’ex azienda Sanitaria di Firenze ha avviato nel 2011 attraverso l’appalto pubblico. «L’aspetto più critico del passaggio – ha spiegato Borri - era quello delle risorse: il personale era misto (dipendenti e personale con contratti di libera professione singoli non mediati da studi professionali) e da riqualificare. Il servizio infermieristico ammontava a 3.700 ore mensili, di cui il 48% era fornito attraverso contratti di libera professione (12 infermieri), a cui si affiancavano Oss e risorse aziendali che gravavano con costi altissimi». Quindi ha iniziato a farsi largo l’idea dell’outsourcing (esternalizzazione) in modo tale da ridurre i costi e migliorare la qualità dei servizi anche per riassorbire il personale che presentava grosse criticità sull’aspetto formativo e professionalizzante. «L’outsourcing – ha detto Borri – è stato un’idea vincente. Si è creata una sinergia tra due gestori del sevizio, con un nucleo forte di infermieri posizionati in processi strategici (in particolare nel settore dell’accoglienza) che decidevano gli interventi infermieristici necessari affidati poi a infermieri individuati con la formula dell’appalto (fornitore forte sull’assistenza). Questo ha portato vantaggi per l’azienda, grazie al potenziamento del governo clinico e al miglioramento dell’azione di monitoraggio e controllo, ma anche vantaggi per il fornitore che ha occupato un’importante fetta mercato acquisendo competenze. Così sono state abbattute le criticità, consentito uno sviluppo professionale dinamico e creato modello di riferimento per la Toscana ma anche per le altre regioni».

Mariaflora Succu, dirigente Infermieristico ha illustrato i contenuti delle leggi 24/2017 e 124/2017, parlando di qualità e sicurezza nelle cure e responsabilità professionale. Per la 124, il Comma 150, sancisce che ogni professionista debba rendere noto in forma scritta o digitale e il preventivo delle prestazioni ai propri clienti, mentre il comma 152 prevede che tutti i professionisti debbano comunicare titoli posseduti e specializzazioni contro fenomeni di abusi professionali. Più strutturato il Decreto Gelli 24/2017 dedicato a tutti coloro definibili esercenti professioni sanitarie che introduce molte cose nuove come il come difensore civico come garante diritto alla salute, uno strumento a cui si può rivolgere cittadino quando pensa che tutela della salute o diritto in questo senso gli sia stato negato e il centro per la gestione rischio sanitario e la sicurezza del paziente che raccoglie dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie i dati regionali su rischi, eventi avversi e contenziosi e li trasmette all'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità.

Fondamentale l’introduzione nel codice penale dell’art 590 sexies che parla della responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. In pratica, anche se l’evento è causato per imperizia ma operato ispirandosi alle linee guida o alle buone pratiche assistenziali, la punibilità è esclusa. Contestualmente è stato abrogato l’articolo della legge Balduzzi che diceva chel’esercente la professione sanitaria che si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate non risponde penalmente per colpa lieve.

Art 7 introduce innovazioni in ambito di responsabilità civile della struttura dell'esercente la professione sanitaria e non fa differenza fra strutture pubbliche e private. Riporta tutta la responsabilità alla struttura sanitaria, unica responsabilità che gli toglie è quella per la colpa grave (invito a tutti gli esercenti la professione sanitaria a farsi una copertura assicurativa).

Sui Criteri e obblighi assicurativi delle strutture sanitarie e sociosanitarie è previsto l’obbligo di assicurazione sia per strutture pubbliche che private e per tutti coloro che gravitano nelle strutture fino alla colpa grave anche se in intramoenia. Rimane valida la legge precedente che prevede che liberi professionisti abbiano una loro polizza e tutti devono farne una per colpa grave.  Se c’è obbligo di polizza per legge, esiste anche la possibilità che la norma preveda alcuni requisiti e un tetto al risarcimento massimo in caso di responsabilità amministrativa.

«L’esercizio della libera professione è un concetto molto recente. Il vero motivo della nascita della libera professione è l’esternalizzazione - ha detto Mario Schiavon, presidente dell’Enpapi nel suo intervento dedicato alle attività istituzionali dell’ente di Previdenza e Assistenza -. Un altro aspetto peculiare è che via via nel tempo il sistema sanitario ha avuto sempre più bisogno di personale». Nel corso del suo intervento, Schiavon ha sottolineato l’importanza di un lavoro di squadra fra Enpapi e Ipasvi. «Quello che manca sono le norme deontologiche per la libera professione – ha proseguito Schiavon - il giovane che accetta come compenso tre euro l’ora rappresenta un problema di dignità professionale e questo va stabilito all’interno di un codice deontologico. I giovani vanno aiutati e formati, dando loro i contenuti per l’esercizio della libera professione: contenuti di economia vanno dati anche per quella che è l’economia del libero professionista, questo significa che il soggetto deve essere capace di stabilire qual è il suo compenso. Servono regole scritte. Tutti i soggetti devono mettersi in gioco: collegi, federazione, singoli infermieri, ente di previdenza». Sulle università Schiavon ha ribadito che deve mettere in contatto il giovane che si sta formando con la realtà della libera professione. Per quanto riguarda Enpapi, ha aggiunto che «quest’anno abbiamo previsto interventi assistenziali tutti dedicati ai giovani, assicurando loro nel primo anno di apertura della partita Iva, 2mila euro di borsa lavoro per acquisto di tutto il materiale necessario, perché i giovani hanno bisogno di essere aiutati all’inizio, un elemento che dimostra come l’ente di previdenza risponda a quelli che sono gli aspetti della professione. La cassa lo scorso anno ha dato 2milioni e 600 mila euro di interventi assistenziali e quest’anno arriveremo a quasi 3 milioni, in aiuto ai giovani ma anche per stato di bisogno, crisi economica, situazione di malattie, assistenza agli orfani e agli inabili al lavoro, e maternità». Altro aspetto affrontato è quello della tassazione degli enti di previdenza privati che, ha detto Schiavon «sotto il profilo degli investimenti patrimoniali sono tassati al pari degli speculatori, paghiamo su quello che produciamo come rendimento del patrimonio il 26% di tassazione, una cosa insostenibile. Necessario instaurare un rapporto con la politica che faccia funzionare le casse in modo corretto».

A conclusione del convegno, si è aperta la tavola rotonda dedicataa“Fattori di sviluppo nella libera professione infermieristica: dalla necessità di una formazione imprenditoriale al corretto esercizio in rete con le sinergie nel territorio”, a cui hanno preso parte tutti i relatori degli interventi precedenti. Moderati dalla giornalista Simona D'Alessio, Borri, Massai, Succu, Chivetti, Schiavon, Genova, hanno approfondito i temi legati alla libera professione.

 

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