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Ipasvi Firenze fa il punto sulla formazione universitaria infermieristica

Se ne č discusso alla Leopolda durante il Forum della sostenibilitā e opportunitā nel settore della Salute:

Firenze, 3 ottobre 2017 – «Si parla tanto di competenze che riguardano l’infermieristica ma se non si iniziano a modificare i confini tra le professioni e anche il modo di pensare dei professionisti il sapere non circolerà mai nel modo giusto e non darà le opportunità tanto attese». Così il presidente del collegio Ipasvi di Firenze, Danilo Massai, che ha aperto i lavori alla Stazione Leopolda di Firenzenella seconda giornata dedicata al Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute (30 settembre scorso). Nel corso dei vari dibattiti, organizzati dai Collegi Ipasvi Firenze-Pistoia, Siena e Grosseto,si è parlato, fra i tanti temi, di “Formazione universitaria infermieristica, un passo avanti”. La segretaria della Federazione Nazionale Ipasvi Beatrice Mazzoleni e il presidente Ipasvi Grosseto Nicola Draoli hanno moderato la tavola rotonda, a cui hanno partecipato il professore universitario di Scienze infermieristiche di Brescia Paolo Motta che ha discusso su “Nuovi paradigmi per una scienza infermieristica che si innova” e il presidente del collegio Ipasvi Chieti Giancarlo Cicolini, che ha affrontato l’argomento “Nuova struttura disciplinare per il piano di studi dell’infermieristica e delle scienze infermieristiche”.

«Siamo in una fase delicata del nostro sviluppo professionale, per cui è evidente che anche la formazione universitaria fa la sua parte, con elementi che prima di essere didattici devono essere scientifici – ha detto il professorePaolo Motta -. Gli infermieri sono già “il tessuto connettivo dell’ospedale”, perché custodiscono informazioni che consentono anche ad altri professionisti di svolgere il loro mestiere, ma occorre iniziare a essere anche un tessuto specializzato, occorre pensare in termini di interdisciplinarietà perché la salute non è qualcosa di specifico di ogni disciplina ma deriva da una commistione tra tutte. La tecnologia è un valido aiuto al servizio degli scopi infermieristici e nello sviluppo della professione ma di fronte all’immagine di un robot che regge in braccio un assistito non si può non chiedersi come il rapporto con la tecnologia orienterà l’etica e le scelte future nel nostro settore».

«In Italia ci sono 235 sedi e 52 corsi universitari che ci riguardano ma si può affermare che abbiamo anche una formazione omogenea dei professionisti? – a chiederselo è il presidente del collegio Ipasvi ChietiGiancarlo Cicolini che prosegue – I modelli di apprendimento vanno ripensati avendo ben presente come obiettivo l’omogeneità, appunto. Il percorso universitario attuale presenta differenze formative tra le varie sedi e questo avviene perché risente e viene organizzato sulla base del settore di riferimento dei docenti che sono a disposizione degli Atenei. E ancora, i processi di apprendimento dei futuri infermieri sono troppo contratti: in questo modo avanza poco tempo per spunti di riflessione durante gli studi. Anche la ricerca nel nostro campo è importante e, a oggi, non è in linea con quella che viene svolta dagli altri settori scientifici disciplinari. Infine, non si deve dimenticare che la professione infermieristica ha una notevole prospettiva non solo in ambito clinico ma anche in quello manageriale, accademico e didattico». 

17.10.03 Ipasvi Forum 1


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