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Le opportunità dell’infermieristica illustrate da Ipasvi Firenze-Pistoia

Il punto della situazione durante la tavola rotonda alla Stazione Leopolda:

Firenze, 5 ottobre 2017 – L’infermieristica come opportunità, dal nuovo contratto all’ottimizzazione delle attività, fino al ruolo degli specialisti come risorsa per le Regioni e le aziende. Sono stati questi i temi trattati durante una delle tavole rotonde che si sono svolte sabato scorso alla Stazione Leopolda di Firenze, nella seconda giornata dedicata al Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della Salute. All’incontro, organizzato dal Collegio Ipasvi Firenze-Pistoia e da Enpapi, intitolato “Dare opportunità ed estensione all’infermieristica”, hanno preso parte Saverio Proia dirigente del Ministero della Salute, Direzione generale delle Professioni Sanitarie e Risorse Umane del S.S.N., Bruno Cavaliere dirigente Professioni Sanitarie, Maria Mongardi della Direzione generale della Cura della persona, sanità e welfare-RER. A moderare Beatrice Mazzoleni, segretaria della Federazione Nazionale Ipasvi, e Danilo Massai, legale rappresentante del Collegio interprovinciale Firenze Pistoia.  

A discutere su “Atto di indirizzo sul nuovo contratto” è stato Saverio Proia. «La lunga “marcia” dell’infermiere esperto e specialista è iniziata anni fa, ha avuto una prima traduzione contrattuale negli anni ’80. I nuovi rapporti numerici tra professione medica e infermieristica, con il venir meno nei prossimi anni di 70-80 mila medici attivi nel servizio nazionale, presuppongono una riorganizzazione del lavoro che sposti un carico di competenze sempre più avanzate nei confronti degli infermieri. Da questo nasce l’esigenza di una definizione contrattuale dell’infermiere specialista, ricordando che già molti tentativi nazionali in questo senso sono rimasti inattuati. 

La novità è che nel quadro di nuovo riassetto questi incarichi professionali verrebbero rivisitati, prevedendo tre tipologie: organizzativi, professionali, formativi. Ora siamo più maturi e più saggi rispetto al passato, speriamo di non ripetere gli stessi errori».

«Ogni giorno un infermiere si trova davanti un caso unico e irripetibile – ha detto Bruno Cavaliere, intervenuto su “ottimizzare le attività infermieristiche con standard e indicatori professionali” -. Gli stereotipi dell’epoca “mansionariale” oggi sono cambiati perché ciò che conta in questo lavoro sono le competenze. Se un infermiere è in gamba e ha una forte identità riuscirà comunque a far prendere sostanza alla forma, a dare il meglio di se stesso, a prescindere da dove si trovi a operare (che sia in un ospedale o su una nave). Oggi le cure non vengono realizzate da singoli professionisti bensì in team, nei processi fatti da professionisti con relazioni interpersonali e con reti complesse. Uno studio italiano spiega cosa gli infermieri tutti i giorni, nelle loro ore di lavoro, non riescono a fare, questo perché viene tralasciata l’infermieristica per fare altro, per esempio a causa di mancanza di personale, di impiego ridotto delle risorse, per mancanza di tempo, scarso lavoro di squadra, attribuzione inefficace delle attività, abitudine al problema. Si arriva persino alla somministrazione ritardata o mancata del pasto. Una volta definito un modello per l’infermieristica, l’organizzazione del lavoro deve riguardare una dimensione manageriale. E la rotta più chiara per avere buoni e nuovi indicatori dell’assistenza infermieristica è legata ai modelli, a modificare per esempio i Lea (Livelli essenziali di assistenza) in infermieristici ma sarebbe anche importante iniziare a pensare alla riorganizzazione dei dirigenti infermieristici in senso lato».

«Non abbiamo più bisogno di infermieri generalisti ma specialisti, di modelli di assistenza che mettano in relazione ospedali e territorio - ha spiegato Maria Mongardi che ha portato come argomento di discussione il tema della qualifica di esperto e la specializzazione come opportunità per le regioni e le Aziende -. Alcuni Paesi d’Europa hanno recepito le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel campo infermieristico. Pensiamo per esempio agli inglesi che da anni che puntano sulla leadership degli infermieri di clinica: è esattamente su questo che noi dobbiamo lavorare per riscattare il valore sociale della nostra professione. A livello italiano c’è un documento firmato il 28 settembre, l’atto di indirizzo del Ministero della Salute dove si trova timidamente qualche riga nel capitolo sulla promozione della qualità e appropriatezza dell’assistenza riguardo le iniziative in materia di personale del servizio sanitario. Solo qualche riga. Penso che sia arrivato il momento di recuperare l’attenzione nei riguardi della risorsa umana, il momento di valorizzare le competenze perché sta tutto qui il segreto del risparmio e della qualità delle cure. L’infermiere specialista è una realtà possibile, aspetta solo di essere regolamentata».

 

 

 

 

17.10.05 Forum 3


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