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Infermiere dirigente e leader: il percorso e le capacità necessarie

Gli scenari di lavoro innovativi e il management che si realizza sui percorsi di assistenza:

Firenze, 6 ottobre 2017 – Il ruolo dirigenziale dell’infermiere e la possibilità di diventare leader non sono un miraggio ma una realtà che ha bisogno di maggiore strutturazione e concretezza. Questi i temi sono stati al centro di una delle tavole rotonde che si sono svolte sabato scorso alla Stazione Leopolda di Firenze, nella seconda giornata dedicata al Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della Salute. All’incontro, organizzato dal Collegio Ipasvi Firenze-Pistoia e da Enpapi, intitolato “Infermiere dirigente: un leader, il percorso”, hanno preso parte Federico Lega professore all’Università Bocconi, Vianella Agostinelli dirigente professioni sanitarie area infermieristica-ostetrica, Tonino Aceti coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato (Cittadinanzattiva-TDM). A moderare Beatrice Mazzoleni, segretaria della Federazione Nazionale Ipasvi, e Giovanni Muttillo presidente del Collegio Ipasvi Milano-Lodi, Monza e Brianza.  

“Il management si realizza sui percorsi di assistenza” è stato il tema affrontato da Federico Lega. «Bisogna chiarire che se un infermiere ha una ragionevole attesa di occupare una posizione dirigenziale deve anche essere all’altezza di poterla occupare, cioè essere in grado di comprendere le priorità di un’azienda sanitaria. Se voglio sedermi al tavolo della direzione strategica devo saper fare questo, devo avere la capacità di saper comprendere la visione di quell’organizzazione, saper essere un interlocutore che sappia esprimere le esigenze di quella realtà lavorativa alla direzione aziendale. Per diventare un leader bisogna, dunque, essere un po’ più agente della direzione e un po’ meno rappresentante della pancia organizzativa dell’azienda per cui si lavora. È chiaro che diventa più difficile farlo in un contesto in cui bisogna ancora lavorare sulla legittimazione degli spazi e su molto altro».

«La domanda che mi viene da rivolgere a me, in primis, e a tutti i colleghi è: “ma siamo veramente pronti per fare questo passo importante?” – ha detto Vianella Agostinelli -. Chi si occupa di dirigere credo che abbia bisogno di una cosa fondamentale: la capacità di avere visione su dove dobbiamo e vogliamo andare. La cosa più importante è la meta, dove dobbiamo arrivare, ossia un posto che ancora non esiste e dove vogliamo condurre un’intera comunità. Siamo più abituati alla tattica. Siamo veramente pronti e preparati per salire questo scalino? Penso che abbiamo ancora molto da imparare, dobbiamo iniziare a interrogarci, a dare anche delle risposte alle domande che ci poniamo. Abbiamo ancora una serie di cose da imparare in campo di management strategico».

«Nel nostro campo ci sono ancora una serie di difficoltà di accesso alle prestazioni, crescenti negli anni, con l’aumento dei costi legati all’assistenza – ha commentato Tonino Aceti -. Abbiamo la possibilità di migliorare queste difficoltà valorizzando e strategizzando al meglio la figura dell’infermiere, che è una risorsa per superare questa situazione. Riscontriamo dai dati del rapporto Istat 2017 che negli anni aumenta la rinuncia alle cure per motivi economici, aumenta la spesa privata, ma i cittadini continuano a considerare il servizio sanitario nazionale un bene irrinunciabile anche per la democrazia del Paese. Ha sicuramente dei problemi ma su quelli si deve e si può lavorare, a partire dall’infermiere come risorsa. Abbiamo tante diseguaglianze tra le Regioni della nostra Nazione, non tutte hanno le stesse opportunità, c’è per esempio una carenza di assistenza medico infermieristica nei ricover, carenza anche nell’assistenza residenziale (nelle Rsa in particolare dove questa mancanza comporta effetti diretti sulla qualità di vita delle persone). L’infermiere è un collante importante, soprattutto nelle zone più carenti, una risorsa per la popolazione. La sfida di domani è sì riconoscere, valorizzare e promuovere la crescita professionale dell’infermiere ma senza perdere di vista l’essenza dell’infermieristica e i suoi caratteri distintivi».

A conclusione dell’evento Danilo Massai, legale rappresentante del Collegio interprovinciale Firenze-Pistoia, ha fatto alcune considerazioni finali. «Abbiamo bisogno di nuove competenze, di revisionare con le Università i percorsi formativi, di regole più precise. È innegabile che nessuna professione può riuscire in questo scopo da sola e che la Regione Toscana ha già attuato un cambiamento, ma c’è ancora caos nell’infermieristica e cresce la demotivazione dei professionisti, carichi di lavoro e di difficoltà. Bisognerà studiare modelli più piatti e una dirigenza più vicina ai cittadini sui percorsi e sui processi. Bisogna studiare una strategia per convincere i professionisti ad avere il coraggio e la voglia di vedere oltre».

17.10.06 Forum 4


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