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Network bibliotecario sanitario toscano, una delibera da rivedere

L’intervista di Opi Fi-Pt a Giorgio Tulli, consulente per l’Agenzia regionale di Sanità della Toscana

Firenze, 20 giugno 2019 –Una presa di posizione chiara: la delibera regionale sul network bibliotecario sanitario toscano ha delle grosse lacune. È questa l’opinione del dottor Giorgio Tulli già Direttore del Dipartimento delle Terapie Intensive e Medicina Perioperatoria dell’Azienda Sanitaria Fiorentina e consulente per l’Agenzia regionale di Sanità della Toscana che nei giorni scorsi ha fatto sentire la propria voce per focalizzare l’attenzione su un tema ritenuto importante anche dall’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia. Il dottor Tulli è stato uno dei promotori, nel 2008, della nascita di una biblioteca virtuale biomedica fruibile da tutti i medici ed infermieri delle Asl in Toscana che permettessel’accesso a un nucleo comune di risorse indispensabili capace di razionalizzare la spesa delle singole Asl.

Dottor Tulli, inquadriamo la delibera e cosa significa per il mondo sanitario.

«Si tratta di una delibera pubblicata lo scorso 25 febbraio dalla Regione Toscana che approva in via definitiva il progetto ‘Network bibliotecario sanitario toscano” affidando all’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) il suo coordinamento. Tuttavia, se si analizza il progetto, questo non prevede lo sviluppo di una Biblioteca Virtuale Sanitaria delle ASL Toscane dedicate a medici e infermieri. Uno strumento che elimini la variabilità oggi rilevata, la limitatezza dei journal e database a disposizione e la loro irrilevanza in termini di impact factor. Insomma la biblioteca regionale sanitaria virtuale è in alto mare e non in linea con le regioni più avanzate in questo progetto».

Qual è, secondo lei, la criticità principale del progetto?

«Uno dei nodi principali è che non viene fatta adeguata formazione per incentivare l’utilizzo delle risorse (journal, database) acquistate: puoi acquistare tutte le riviste che vuoi, ma se non c’è nessuno che si occupa di illustrare il funzionamento del sistema agli utilizzatori potenziali attraverso corsi, sessioni formative, contatti personali, è sicuro che queste risorse non verranno utilizzate adeguatamente, e tutto si ridurrà alla fine ad uno spreco di denaro. Basti pensare che in Toscana, negli ultimi 4 anni, sono stati organizzati solo quattro incontri per spiegare l’iniziativa, a differenza di quanto avvenuto per esempio in altre regioni d’Italia. Nel modello ipotizzato, a quanto risulta, non ci sono figure incaricate di fare formazione sul territorio. L’assoluta necessità di indirizzare le attività di ARS, Regione e Network verso la formazione/informazione è testimoniata anche da un dato grave e misurabile: negli ultimi 4 anni, il 92% dei medici e/o infermieri toscani non ha mai cercato di accedere alle risorse acquistate, perché nessuno lo aveva messo al corrente della possibilità. Il dato è riscontrabile dagli accessi online alle risorse acquistate. E in alcuni ospedali, per anni, non è mai stata letta alcuna rivista». 

Cosa si potrebbe fare per incentivare i professionisti sanitari a utilizzare le risorse presenti sul network?

«Ad oggi, ad esempio, non è ancora stata implementata o ipotizzata alcuna attività volta a riconoscere crediti ECM al personale sanitario che utilizza journal e database: questa attività sarebbe un forte incentivo all’utilizzo delle risorse, e anche una occasione di notevole risparmio economico per le aziende».  

Nella delibera si legge che “da un’indagine effettuata dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) della Toscana risulta che in buona parte delle ex ASL pre-riforma sono presenti servizi bibliotecari di buon livello”.Cosa ne pensa?

«Penso che parlare di un network delle biblioteche sanitarie toscane, quando queste biblioteche (e il relativo personale) sono di fatto inesistenti, sia del tutto incomprensibile. Mi spiego.La biblioteca virtuale sanitaria è fondamentale nel disseminare la consapevolezza delle risorse, nello spiegare la loro utilità agli utenti finali. Ma per quanto a mia conoscenza, in nessuna delle ex-aziende toscane è presente personale con competenze specifiche di ambito bibliotecario. Solo due ex-Asl (Massa e Prato) hanno personale dedicato specificamente alle attività della “biblioteca” o del centro documentazione. Le esperienze più positive della Toscana, dove erano presenti anche vere biblioteche con attività specifiche (Arezzo, Pisa, Pistoia, Empoli, Firenze, ecc.) sono state cessate o il personale è andato in pensione, senza essere sostituito. Per tali motivi, negli ultimi anni non risulta essere stata svolta nessuna attività specifica di formazione/informazione sul territorio; ed i medici e gli infermieri non hanno quindi alcun interlocutore a cui chiedere informazioni o l’accesso ad un articolo scientifico».

Cosa pensa del comitato di indirizzo così come ipotizzato dalla delibera?

«Quella è un’altra grave criticità del sistema. Il comitato di indirizzo è costituito dal responsabile del settore regionale, dal direttore di ARS, dai componenti delle direzioni aziendali e dal coordinatore del centro operativo di coordinamento: una struttura amministrativa quindi e non una struttura scientifica. Non sono previste competenze specifiche di nessun genere: non compare nessun medico, infermiere, docente universitario, ricercatore, referente di riviste scientifiche, rappresentante dell’ordine dei medici o del collegio degli infermieri. Nelle altre esperienze regionali, c’è quasi sempre un “board” scientifico, che definisce le strategie scientifiche e valuta i prodotti da acquistare o già acquistati. Nel progetto toscano invece, gli amministrativi si troveranno a valutare risorse scientifiche che non potranno ovviamente apprezzare in maniera compiuta. Il criterio di giudizio di questo Comitato di Indirizzo sarà in pratica solo quello economico/amministrativo».

 Come si pone il modello regionale toscano rispetto ai modelli regionali italiani?

«Nessuno dei modelli regionali italiani presenta le criticità di quello toscano, sia dal punto di vista amministrativo (quasi sempre le Regioni hanno budget e procedure specifiche per il settore), che da quello scientifico (ovunque sono presenti competenze scientifiche riconosciute, qui del tutto assenti). Il rischio è che con questo tipo di struttura, il progetto di Network toscano si riveli solo uno spreco di denaro, e un’occasione di frustrazione per i medici e gli infermieri che vogliono studiare ed accrescere le loro competenze». 

Quali sono, secondo lei, i miglioramenti che potrebbero essere apportati?

«Per chi consulta le riviste scientifiche sarebbe molto utile ricevere i rinnovi delle riviste entro novembre dell’anno prima del rinnovo o al massimo alla fine di gennaio dell’anno di rinnovo. Per dare una continuità agli utenti, sarebbe ottimale non avere un’interruzione dei contenuti per i mesi durante i quali il rinnovo non è ancora stato effettuato, anche perché il prezzo per l’abbonamento è annuale. Negli ultimi 4 anni, ARS Toscana è riuscita a sottoscrivere gli abbonamenti annuali alle risorse informative mediamente solo nel mese di maggio, lasciando quindi per 5 mesi su 12 i medici senza accesso alle riviste, ma pagando comunque per intero le quote annuali, con un evidente spreco di risorse pubbliche. Spesso, chi ha accesso al network non viene avvisato in maniera tempestiva della disponibilità di nuovi journal o addirittura le fonti vengono sì acquistate ma non rese consultabili. Credo che sarebbe opportuno partire da queste “emergenze”, per immaginare un futuro per il Network della Sanità Toscana e soprattutto, vista la grande attenzione al risparmio di risorse, sarebbe opportuno non sprecarle. Inoltre proprio per cercare di non avere ritardi nei rinnovi e/o nelle nuove acquisizioni, sarebbe utile centralizzare le decisioni di rinnovo e di budget, così che un solo ufficio decida, ovviamente sotto la validazione di un board scientifico autorevole e snello, quali risorse acquisire e mantenere negli anni, per creare una certezza nell’utente finale».

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