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Cambiamento climatico, la risposta č nella sinergia tra enti

Il punto a Firenze durante la mattinata di confronto “Toscana Resiliente”

Firenze, 5 ottobre 2026 - Rafforzare il confronto e la collaborazione tra istituzioni e soggetti che operano sul territorio per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e aumentare la resilienza della Toscana. È questo il tema al centro dell’incontro “Toscana Resiliente: esigenze, esperienze e prospettive per l’adattamento climatico”. Un’iniziativa promossa da Regione Toscana, Anci Toscana, Anbi Toscana e Adaptation Hub Italia del Cmcc, con la partecipazione dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, con l’obiettivo di favorire il dialogo e la collaborazione su un tema cruciale per il presente e il futuro.

«Il cambiamento climatico non conosce limiti territoriali né confini di competenze - sono state le parole di Bernard Dika, sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana -. Allo stesso modo, ai cittadini interessa che un problema venga risolto più che sapere chi debba risolverlo. Per questo è fondamentale che i vari enti operino in stretta sinergia».

«Quando si parla di cambiamento climatico, le sinergie sono fondamentali - ha detto Paola Galgani, vicesindaca del Comune di Firenze e delegata all’ambiente di Anci Toscana -. Lo sono, da un lato, per via della frammentazione normativa e della ripartizione delle responsabilità tra i diversi enti, ed è importante che chiunque agisca sul territorio, con competenze diverse, faccia squadra per affrontare le conseguenze della crisi climatica. Dall’altro, è l’unico metodo per realizzare azioni concrete. E noi abbiamo bisogno che queste azioni vengano fatte, e in tempi brevi, perché su questo tema la velocità è fondamentale».

«Di fronte alla crisi climatica, l’obiettivo dei Comuni è aumentare la resilienza dei propri territori e attrezzarsi per attenuare gli effetti di eventi che, purtroppo, sappiamo possono accadere – ha Simone Gheri, direttore di Anci Toscana -. Per questo è necessario lavorare insieme a tutti i soggetti, dall’Europa, al governo nazionale, fino alla Regione, per rendere disponibili le risorse utili a ridurre l’impatto di questi fenomeni: quindi casse di espansione dove servono, depavimentazione, rafforzamento degli argini, una serie di interventi che rendano un territorio più resiliente. E poi c’è tutta l’attività di formazione e informazione rivolta alla popolazione sui comportamenti da adottare e da evitare in caso di emergenza».

«Se vogliamo dare sostanza al concetto di resilienza di cui spesso si discute – ha sottolineato Paolo Masetti, presidente di Anbi Toscana – bisogna essere consapevoli che nessun soggetto o ente sul territorio è in grado di risolvere i problemi autonomamente. Per questo è necessario mettere in condivisione e in una costante relazione competenze tecniche, conoscenze e visioni strategiche, che consentano ad ognuno di noi di crescere. La giornata di oggi non è stata una  parentesi convegnistica, ma un incontro di riflessione concreta, in cui il mondo della bonifica ha dato il suo contributo nel condividere pragmaticamente esperienze e obiettivi. Riflessioni che sono certo importanti ma che devono tradursi il prima possibile in cantieri e atti amministrativi certi. Servono urgentemente risorse strutturali e continuative per contrastare la siccità e mitigare il rischio idraulico».

«Il compito principale dell’Autorità di distretto è la gestione della risorsa idrica, sia quando scarseggia sia quando ce n’è tanta, aspetti strettamente connessi ai cambiamenti climatici – ha spiegato Isabella Bonamini, dirigente tecnico dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale –. La nostra prima attività è fornire un quadro conoscitivo che tenga conto del clima che cambia, utilizzabile da tutti gli enti territoriali. Abbiamo approfondito i bilanci idrici delle acque superficiali e sotterranee, con scenari su come cambieranno le portate dei corsi d’acqua nei prossimi 40 anni. Così possiamo individuare le aree in cui trattenere la risorsa, perché ci aspettiamo una sua riduzione futura, e definire criteri gestionali più precisi e mirati».

Fulcro dell’iniziativa sono stati i tavoli di lavoro, che hanno permesso un confronto a tutto tondo sull'adattamento climatico tra i diversi enti e soggetti coinvolti. Un’occasione per tracciare un bilancio di esperienze, competenze e priorità, e per individuare insieme le azioni concrete da portare avanti sui territori.