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Firenze sessant’anni dopo: musica, esposizioni e letture in ricordo dell’alluvione

Dal prossimo 3 ottobre al via “Flussi di Memoria: Firenze 1966-2026”

Firenze, 1° ottobre 2026 – Il fango, i libri sommersi, le richieste di aiuto, ma anche la solidarietà arrivata da ogni parte d’Italia e dall’estero. A sessant’anni dall’alluvione del 4 novembre 1966, Firenze torna a raccontare quei giorni attraverso un programma culturale articolato in conferenze, performance, mostre, concerti e letture. È questo il filo conduttore di “Flussi di Memoria: Firenze 1966-2026”, progetto promosso dall’Associazione Nazionale Case della Memoria in collaborazione con la Casa Studio di Piero Bargellini, il Centro Associazioni Culturali Fiorentine e il Centro Studio Musica e Arte. Il progetto è legato al Sistema Museale Tematico Case della Memoria in Toscana, sostenuto dalla Regione Toscana e dalla Fondazione CR Firenze, con il patrocinio del Comune di Firenze, della Città Metropolitana di Firenze, del Comitato promotore per le Celebrazioni e la collaborazione degli sponsor tecnici Unicoop Firenze, Fondazione Zeffirelli e Ciani Pianoforti.

Si parte sabato 3 ottobre con un’anteprima dal titolo “Quattro Pianoforti per Firenze”, realizzata in collaborazione con il Centro Studio Musica e Arte e con il supporto tecnico di Ciani Pianoforti e Unicoop Firenze. Dalle ore 16, la musica uscirà dalle sale da concerto per entrare negli spazi quotidiani della città, in un appuntamento che farà da apertura simbolica delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario. Quattro pianoforti saranno collocati in altrettante piazze simbolo di Firenze (piazza Strozzi, pazza San Firenze, piazza San Lorenzio e piazza del Carmine), dove si esibiranno quattro giovani pianisti sotto la direzione artistica del Maestro Gregorio Nardi. Pianista, Nardi è il nipote di Piero Bargellini, oltre che responsabile dello studio e dell’archivio del “sindaco dell’alluvione” ospitati nella casa di via delle Pinzochere, diventata nel frattempo una Casa della Memoria.

«A sessant’anni dall’alluvione - sottolinea Dario Danti, assessore all’università e alla ricerca del Comune di Firenze - Firenze non si limita a ricordare: continua a interrogare quella pagina della propria storia. 'Flussi di Memoria' parte dalle testimonianze, dalle lettere, dagli archivi e dai libri segnati dal fango per costruire un racconto capace di parlare anche alle nuove generazioni. Custodire queste fonti, approfondirle e renderle accessibili significa trasformare la memoria in conoscenza condivisa, mantenendo vivo anche ciò che quei giorni ci hanno consegnato: la capacità di una città ferita di reagire grazie a una straordinaria mobilitazione collettiva e a una solidarietà arrivata da tutta Italia e dall’estero».

«Ricordare l’alluvione significa soprattutto restituire voce alle persone e alle storie che l’hanno vissuta – afferma Adriano Rigoli, presidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria –. In quelle settimane Firenze fu colpita duramente, ma fu anche al centro di una mobilitazione straordinaria. Le lettere conservate da Piero Bargellini raccontano entrambe queste dimensioni e ci restituiscono una memoria ancora molto viva. Con questo progetto vogliamo portarla fuori dagli archivi e farla incontrare con la città».

«A sessant’anni di distanza abbiamo ancora molto da ascoltare e da raccontare su quei giorni – sottolinea Marco Capaccioli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria –. Le testimonianze raccolte nelle lettere mostrano quanto l’alluvione abbia coinvolto non solo Firenze, ma un intero Paese. Recuperare questi documenti significa quindi conservare una memoria che appartiene alla città, ma che allo stesso tempo parla di solidarietà, partecipazione e responsabilità collettiva».

Questi gli altri eventi in programma. Il 30 ottobre (ore 17), nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, si terrà ilconcerto del Coro giovanile La Compagnia della voce diretto da Matteo Saccà a cura del Centro Studio Musica e Arte.Giovedì 5 novembre (ore 17), la Biblioteca delle Oblate ospiterà quindi la presentazione del volume“Voci dall’Alluvione”, a cura di Annegret Hoehler curatrice dell’archivio della Casa Studio di Piero Bargellini.Al centro del libro ci sono le lettere inviate tra il 1966 e il 1967 a Piero Bargellini e alla moglie Lelia, conservate nell’archivio personale del “sindaco dell’alluvione”. Sono documenti che raccontano direttamente la dimensione umana della catastrofe: le richieste di aiuto, le difficoltà quotidiane, le perdite subite dalla popolazione e, insieme, la grande ondata di solidarietà proveniente da tutta Italia e dall’estero.
 Venerdì 6 novembre (ore 17) a Palazzo Medici Riccardi si terrà l’evento istituzionale, durante il quale si alterneranno musica e parole.Il concerto, coordinato dal Maestro Gregorio Nardi, accompagnerà la lettura di alcuni brani tratti da “Voci dall’Alluvione”.


Il progetto comprende anche una serie di Percorsi di Memoria dedicati al patrimonio culturale colpito dall’alluvione e alla figura di Piero Bargellini. Tra le iniziative figura l’esposizione “Danneggiato dall’alluvione del 4 Nov. 1966”, titolo che si rifà al contrassegno ufficiale apposto sui volumi e sui libri storici sommersi dal fango e dall'acqua. Saranno esposti libri rimasti gravemente danneggiati e volutamente non restaurati, accanto ad altri tornati alla loro originaria funzione grazie al lavoro dei restauratori. Due modi diversi di raccontare la stessa storia: da una parte la forza distruttiva dell’acqua e del fango, dall’altra la capacità di recuperare e conservare il patrimonio culturale.

Sono inoltre previste aperture straordinarie e visite alla Casa Studio di Piero Bargellini, il luogo nel quale il sindaco affrontò le ore più drammatiche dell’emergenza. Attraverso gli ambienti, i documenti e le testimonianze sarà possibile ricostruire il ruolo di Bargellini durante l’alluvione e il rapporto con la città nei giorni del novembre 1966. Insieme allo studio Bargellini compongono l’itinerario, denominato “1966. D’acqua e fango”, la Casa di Leonetto Tintori a Prato (riferimento imprescindibile per il recupero delle opere d’arte attraverso nuove tecniche dell'epoca), la Casa di Indro Montanelli a Fucecchio (il giornalista che diede voce ai fiorentini sulle pagine del Corriere della Sera) e la Casa di Robert Browning ed Elizabeth Barrett a Firenze, specchio significativo del fenomeno degli “angeli del fango”.

 

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